I Bambini dell’OM


Episodio 8: LA FAMIGLIA TOSI
24 Luglio 2008, 2:01 am
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“Di nuovo?”
“Perchè?, che cazzo vuoi fare il sabato? Siamo qui in campagna, aria fina…”
“Ho capito, sei diventato un naturalista, ma cacchio Kevin, non so più cosa tirargli a ’sti sfigati”
“Senti, brutto mussulmano di merda, sei voluto venire in Italia, adesso ti adatti ai nostri costumi e qui, il sabato a luglio, si fa l’assalto a casa Tosi!”
“Forse Sayd intendeva dire che da quando non esce più la madre a fare quelle scenate isteriche con il badile, è più noioso”
“Cazzo, Gualberto, ma li hai gli occhi per vedere, o quelli te li devono ancora trapiantare? cazzo, ho appena beccato in testa Marco…”
“Marco, qual’è?” chiede Sayd “uno di quelli brutti?”

Nelle estati bresciane era tradizione per i ragazzi dei centri estivi passare il sabato pomeriggio alla casa dei Tosi, una casetta in mezzo ai pochi campi rimasti nel cuore della città, in quartiere SanBartolomeo. Era una casa non proprio a posto, come del resto erano piuttosto squinternati gli abitanti, la famiglia Tosi.

Il padre, chiamato il cinese perché brutto come un cinese, lavorava giorno e notte presso l’OM per mantenere i sei figli. Il padre di Kevin aveva raccontato che era odiato dall’intera squadra dove lavorava perchè si mangiava tutte le ore di straordinario che riusciva a trovare: povero operaio, non sapeva più come sacrificarsi per mantenere la numerosa prole.
La madre, Iolanda, infatti non lavorava ed il suo stipendio non bastava mai.

I figli erano uno spasso, 3 fratelli e 3 sorelle, nella serie: uno brutto, uno brutto, una bella, un bello, una brutta, una brutta. I brutti erano delle gocce d’acqua tra loro, i belli invece uno diverso dall’altra. Quando si facevano vedere tutti assieme sembrava di vedere un circo di Freeks.

Queste loro stranezze li avevano portati ad essere lo zimbello del quartiere, tanto che era diventato tradizione trovarsi il sabato pomeriggio davanti a casa loro e lanciarle contro tutto quello che trovavano. I fratelli Tosi ormai ritenevano una prassi rispondere agli assalti, tanto che le loro difese rendevano ora mai difficilissimo superarle. La madre, ostile al rituale i primi tempi, se ne era rassegnata, e passava gli afosi pomeriggi fuori casa e salvarsi dalla ineluttabile cagnara.

“Come sta andando?” chiese Antonio
“Solita merda. E tu, non dovresti stare dentro?”

Antonio era il penultimo della famiglia Tosi, uno di quelli belli ed era compagno di scuola di Sayd, Kevin e Gualberto.

“Mi sono rotto, poi noi perdiamo sempre… Sentite, cosa fate questa sera?”
“Non abbiamo niente in programma” risponde Gualberto
“Per forza, puttana miseria, da quando sua madre ci ha scoperto a spiarla mentre faceva aerobica con le cassette di Jane Fonda, non sappiamo più come tirarci le pippe!”

“Sì, a casa mia è impossibile: mio padre me l’ha detto, per ogni pippa cinghiate col sale mentre sto rivolto alla Mecca” disse Sayd
Gualberto non fa commenti, sulle sue prestazioni onanistiche c’è il segreto clinico…
“Andiamo a caccia della puttana!” dice Antonio

Girava da qualche giorno la voce che tra i campi di SanBartolomeo e la zona industriale di via Collebeato, la sera ci fosse questa fantomatica donna che si appartava nelle zone più riservate per straordinarie performance, a detta dei più, veri e propri fuochi d’artificio. I ragazzini avevano iniziato a darle la caccia per fotografala e mettere la fotografia su internet.

Quella sera, quatti quatti, sgattaiolano fuori da casa e si ritrovano all’incrocio di via Oberdan, tutti muniti di bicicletta: non era chiaro dove la fantomatica puttana si sarebbe appartata, bisognava trovarla.
“Cazzo, ma sei sicuro?” chiede Kevin
“Certo, qui ai piedi dei campiani, dove iniziano i parcheggi delle fabrichette…”

Dopo quaranta minuti di zonzo in bici, alla fine la trovano!
Si acquattano dietro ai cespugli, ma sono troppo lontani: non riuscendo a veder bene anche per via dei vetri densi di sudore. Si avvicinano. I due amanti sono troppo presi per accorgersi di loro. Quando sono ormai ad un passo dall’automobile lei raggiunge l’orgasmo. Kevin è pronto, in mano il cell di Gualberto pronto con la fotocamera. Sono predatori pronti a scattare sulla preda…

“Cazzo, lei sta già venendo e noi non vediamo niente, porca merda che sfortuna!
Mentre Kevin manifesta il suo dissapore, la mano di lei, nel pieno dell’orgasmo, sbatte contro il lunotto posteriore e, scivolando verso il basso, toglie la patina di sudore che velava il vetro, e click….la foto è fatta.

Purtroppo però il Flash dello scatto spaventa i due, che interrompono subito il loro amplesso. E ora di darsela a gambe. I quattro, soddisfatti e adrenalinici, corrono per un tempo infinito. Quando finalmente si possono fermare, Kevin prende il telefono e controlla la qualità della fotografia

“Cazzo, tua mammma! … bel puttanone” disse Kevin rivolgendosi ad Antonio.

Dopo un primo momento di sconcerto lo si vide perfettamente, la madre di Antonio era lì con il volto deformato dal piacere.

Da quel giorno, dopo che Gualberto dovette perdere ben più di un ora a spiegarglielo, Sayd non chiese come mai i Tosi non erano tutti brutti.

Kevin per quell’estate diventò l’eroe dei ragazzini di SanBartolomeo.

Antonio, come ogni buon Tosi, anche se non proprio di sangue, si adattò alla situazione e mise su un piccolo business vendendo cartoline con le foto della mamma, Il puttanone di SanBartolomeo, che vendeva il sabato pomeriggio di luglio davanti casa, durante gli assalti.



Episodio 7: LA SALITA DEL CASTELLO

“Solo di venire qui…” – Sayd

“Sì! Mi ha chiamato e mi ha detto – Vieni subito alla salita del Castello, poi ti spiego” – Gualberto

“Solo questo… anche a me la stessa cosa” -Sayd – “Gli sarà successo qualcosa, perché non arriva”.

I due ragazzini rimangono ancora un quarto d’ora ad aspettare appoggiati alla ringhiera che li trattiene dal cascare di sotto, proprio al liminare della galleria. Ogni volta Kevin da indicazione di radunarsi alla salita del Castello qualcosa succede, deve succedere. Loro lo sanno, ed aspettano.

“Eccolo!”

“Corre come un fulmine, che gli è successo?”

“Caaaazzzzzo!!!!!! Mi aveva quasi beccato! Sono stato bloccato in camera di mio fratello per mezzora, Cazzo, sono stato nascosto nell’armadio, mi cagavo sotto!”

“Mannaggia a te Kevin, non sapevamo più cosa pensare!”

“Tranquilli, cazzo, lo sapete me la cavo sempre, e questa volta svoltiamo” così dicendo Kevin toglie dal giubbotto un cartoccio, meglio, un sacchetto di plastica tutto accartocciato. Lo mostra soddisfatto agli amici che non capiscono, sorride, inizia ad aprirlo con delicatezza, sembra abbia paura di romperlo. In realtà ha paura che parte del contenuto possa scivolargli tra le dita.

“Ecco, cazzo”

“Ma cos’è?” – dice Gualberto – “mangime per canarini?”

“Minchia, ma sei semo?” – urla Kevin

Intanto Sayd l’ha preso in mano, lo esamina esterrefatto, sembra un grappolo dove invece degli acini ci sono dei “grumi” di semi, l’odore è molto intenso.

“Ma che due sfigati che mi trovo per amici: è una cima!”

“!?!?!?!?”

“E’ una cima di Maria… è la parte più buona della majuana!”

Sayd lascia il misterioso oggetto nelle mani di Gualberto “Non fumo droga, lo sai, mio padre mi ammazza se sente che puzzo di maria o di fumo!”

“Cagasotto di un arabo!” ma Sayd neanche lo sente, guarda la città raccolta nella tranquillità della sera.

Gualberto: “Ma è per questo che ci hai fatto venir qui?”

“Cazzo, mio fratello ne ha ricevuta una quantità industriale dal suo amico della bassa. Ho rischiato una cifra per fregargliela, cazzo questa roba ti sballa che non rientri più”

“Sì, ma abbiamo 10 anni, non ti sembra un po’ presto per uscire di sera, a metà settimana per fumare?”

“Ma cazzo, ho portato anche il bong!?!?”

“Ho capito, ma domani abbiamo scuola…”

“Che scassa minchia… dai, ci siamo divertiti una cifra l’altra volta!”

Per Sayd i discorsi dei suoi due amici sono ormai fusi nel brusio silenzioso della città, il suo sguardo perso nell’infinito si lascia cullare verso mondi lontani…

“Kevin…” continua Gualberto “lascia che te lo dica, devi cercare di mitigare questa tua propensione ad emulare tuo fratello Diego, non ti avvantaggia”

“Cazzo vuol dire…”

“Siamo ragazzini, abbiamo tutto il tempo che vogliamo per diventare grandi, facciamo cose più vicine a noi, più adatte alla nostra età…”

“Casso, ma se ci facciamo vedere in giro con questa roba facciamo la figura dei super fighi…”

“Certo, così tuo fratello viene a saperlo e ti pesta un’altra volta”

“Cazzo… almeno vendiamola, ci facciamo su un sacco di soldi!”

Gualberto lo guarda con sguardo rimproverante.

“Ma sì, va, che si inculi anche Diego, la Maria e il bong, è roba da sfigati”

“Cazzo, se ci serve sballarci c’è sempre la fluoxetina per i pici che ha portato il tuo vecchio dagli USA”

“Vedi che ho ragione? Facciamo cose da bambini”

Così dicendo prende il tutto e lo getta di sotto.

Un fragoroso schianto li fa sobbalzare.

“Cazzo, che botto! Guarda, si è schiantato contro il semaforo, che coglione!!!!!”

Il tizio al volante è tramortito per la botta, nell’impatto ha sfondato il vetro ed è uscito sul cofano.

“Che coglione, non aveva le cinture. hahahahahahah!”

“Sayd, hai capito cos’è successo?… Chiamo un’ambulanza!”

“Lascia perdere, frocetto, l’ha già fatta quell’altro tizio, vedi, quello dall’altra parte della strada. Minchià, non perdi occasione per far vedere che hai il cellulare…”

“Sayd, porca puttana, svegliati! come cazzo ha fatto a sfracellarsi?”

Proprio mentre il passante cerca di avvicinasi per il primo soccorso… booom!! La benzina prende fuoco, e, a contatto con le fiamme, le cime di marijuana sparse sul cofano, entrano in combustione, nel giro di pochi istanti un acre sentore di benzene e cilum inizia a salire verso i tre ragazzini.

“Adoro l’odore della maria la sera prima di andare a dormire” disse Kevin inalando a pieni polmoni
“Sì, decisamente ricca di imprevisti”

Sayd, girandosi verso di loro:

“Gualberto, oggi è mercoledì, tua madre a casa a fare aerobica con le cassette di Jane Fonda?”

“Si, certo”

“Andiamo a guardarla mentre lo fa?”

“Ancora!?!” dice Gualberto disgustato da tanto proto-onanismo

“Si dai, anch’io ho bisogno di rilassarmi, e poi è un classico, cazzo”

“Ok”



Episodio 6: MAROCCHIONI
12 Febbraio 2008, 1:17 am
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“Maricon! Maricon! Vieni qui dal tuo pulcino, sì, a succhiargli il cazzo – Maricon! bastardo… Urlava come un pazzo e lo si poteva sentire anche con le finestre chiuse. Tanto è vero che ci siamo alzati tutti”

Gualberto, ancora visibilmente scosso, raccontava quanto aveva sconquassato il suo tranquillo quartiere la notte precedente.

“Eravamo tutti alle finestre, papà, mamma, io, ma non solo, anche la signora del terzo piano, quella con un occhio di vetro, ed anche Amilcare, quello del piano di sopra, sentivo la sua gamba di legno battere sul parquet settecentesco del suo appartamento…”

“Ma che cazzo me ne strafrega di quel cazzone di Amilcare e del suo fottutissimo parquet, ci vuoi raccontare come è andata a finire? Con chi ce l’aveva e che fottutissimo cazzo di minchia di merda vuol dire Maricon“, proruppe Kevin interpretando in modo colorito il pensiero di chi stava ascoltando le divagazioni di Gualberto.

“Anch’io rimasi stupito dall’espressione e ne chiesi chiarimenti a mio padre, il quale, imbarazzato, balbettò che probabilmente era arabo essendo il ragazzo magrebino… ovviamente la spiegazione necessitava approfondimenti e in seguito ho scoperto in rete che significa gay in spagnolo, con un’accezione negativa, praticamente culattone, orecchione, finocchio ecc.”

“Praticamente un MAROCCHIONE!” disse Kevin ridendo, poi voltandosi verso Sayd “Che ne dici, ti piace, MAROCCHIONE, Marocchiono+ Orecchione=Marocchione, ahahahah! Ti piace o no? Ma che cazzo, sempre con questa faccia da cazzo, ma ridi un po’, fa ridere, MAROCCHIONE!”

“E come è andata a finire?” chiese Sayd nella speranza che Kevin la finisse

“Come sempre…” si intromise Kevin “Con il lieto fine: a prendersela nel culo è stato il MAROCCHIONE! ahahahahahah!”

Sayd lo fulminò con lo sguardo.

“Che cazzo, non si può proprio ridere…”

“Alla fine è sceso per strada Ciano, lo skinhead che abita di fronte, quello con le tendine con la croce uncinata…”

“Quello che il venerdì santo va a pisciare sulle tombe degli ebrei”

“Sì, quel pazzoide, ad un certo punto apre la porta alla velocità della luce e si scaraventa fuori con una mazza da baseball, il magrebino schizza via come un fulmine e a mala pena riesce a schivare la mazza che Ciano gli scaglia addosso nella corsa”

“Cazzo figata!” dice Kevin

“Quando Ciano ha fatto per rientrare in casa, tutti i vicini si sono messi ad applaudire”

“Minchia, tutti proprio?”

“A dire il vero mancava soltanto il Dott. XXXX, il pediatra da cui andavo sino a due anni fa. Tutti pensano che ce l’avesse con lui il marocchione“.

Sayd storce il naso: “Non mi piace un gran che quel termine…”

Kevin: “Cazzo te ne frega, sei egiziano, mamma mia, sarebbe come se me la dovessi prendere perchè qualcuno tira per il culo un tedesco!”

Sayd: “Mi dà fastidio, è razzista, comunque adesso devo andare, è arrivato mio fratello. Ciao”

Kevin: “Cazzo, ciao, ci vediamo”

Gualberto: “Stammi bene”

Appena si allontana Gualberto lo segue con lo sguardo fino a quando lo vede raggiungere il fratello.

Gualberto: “Kevin, io non l’avevo mai visto il fratello di Sayd, come si chiama?” Chiede prendendo dalle tasche uno snack di frutta secca.

“Cazzo ne so, è la prima volta che lo vedo. E’ venuto a prendere Sayd perché vuole che lo accompagni da quei minorati della Fiamma Tricolore, qui dietro, al parchetto dei tre pini, per via di una fissazione del padre…”

“Non credo sia una buona idea… ai tre pini è dove spaccia il Ciano”

“E allora? Ci andiamo sempre a giocare a pallone e non ha mai rotto il cazzo…”

“Sì, ma il fratello di Sayd è il marocchione di ieri sera…”

“Oh porca merda del cazzo, perché non l’hai detto prima”

Kevin e Gualberto si precipitarono a gambe levate al parchetto dei tre pini per avvertire l’amico, inconsapevoli che proprio in quel parchetto il Ciano aveva riunito tutti i facinorosi xenofobi della città per organizzare una rappresaglia contro i marocchioni.

Non erano ancora arrivati che incrociarono il fratello di Sayd: se la squagliava a gambe levate. Anche questa volta se l’era filata per un soffio. Non così Sayd. Kevin e Gualberto corsero per dargli una mano, ma erano in troppi a menarlo. Sarebbe stato inutile. Ma non era questo il peggio: tra i picchiatori anche alcuni ultrà, tra cui il fratello di Kevin, Franco:

“E bravo fratellino del cazzo, vieni qui anche tu a difendere la città dall’invasione di questi barbari marocchioni di merda!!!”

Kevin non ebbe scelta.

Quando Sayd si svegliò era su di un comodo lettino da ambulatorio, i colori pastello lo rassicuravano. Era proprio famigliare quell’ambiente, anche troppo. Sul mobile, quasi nascosta, la foto di suo Fratello…

Quando la porta si aprì, entrò un ometto piccolo, calvo: “Non ti preoccupare, ti rimettiamo in sesto in men che non si dica, piccolo pulcino…”



Episodio 5: QUESTA CASA NON è UN ALBERGO-segue
30 Gennaio 2008, 2:08 pm
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Dopo che gli amici se ne sono andati, Kevin raccoglie il giubbotto e si avvia verso la porta, ma viene intercettato dal padre che senza togliere lo sguardo dal televisore chide:

“Kevin, dove cazzo vai a quest’ora?”

“Vado a giocare alle macchinette, cazzo”

“Cazzo dici che hai dieci anni, devi essere maggiorenne per giocare a soldi”

“Mamma è d’accordo con la Pina, che mi fa giocare lo stesso”

“Dalla Pina? Ma non è dove ha perso 350€ quel coglione di tuo fratello oggi”

“Si, cazzo, proprio lì”

“Se nessuno ha ancora vinto la macchinetta sarà piena come un uovo del cazzo”

“Penso di si”

“Tieni questi 50€…”

“Grazie pa’!”

“Grazie un cazzo, se vinci facciamo metà per uno, se perdi me li ridai”