I Bambini dell’OM


Episodio 1: TUTTI ALLO STADIO
27 Dicembre 2007, 7:22 am
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Il sabato, appena dopo pranzo, si ritrovano tutti a casa di Kevin, per andare allo stadio. Sono ancora troppo piccoli per andare da soli, li porta Franco, il fratello di Kevin, capo Ultras. Gli girano le palle a farlo, ha altre cose da fare quando è allo stadio, ma suo padre vuole così, dice che deve essere d’esempio: il figlio di un sindacalista che coinvolge in attività ricreative il figlio di un dirigente e figli di un fratello immigrato.

Kevin è contento: quando erano solo Franco e lui ad andare allo stadio, Franco non lo mollava un momento e gli toccava fargli da aiutante con bandiere, tamburi e mille altre storie.

Da quando ci sono anche Sayd e Gualberto, appena arrivati in curva Franco li molla e finché la partita non è finita non li guarda neppure.

Si gioca Brescia- Messina.

“Porca puttana. Le partite contro i terroni sono sempre belle, ma anche brutte – Kevin – gli puoi dire di tutto, perché sono terroni; gli insulti ti vengono dal cuore e la fantasia può spaziare, però la sfiga è che di solito vengono in pochi e la curva avversaria è vuote. Finisce che non capita mai niente, niente scontri”

Fuori dallo stadio intanto c’è fermento tra gli ultras. Franco si precipita, è già nel mezzo, volano bandiere e bandierate, si stanno già pestando, tra tifosi del Brescia. Sayd non capisce niente di cosa viene detto.

“Chei terù de merda con chel che i ma costa, diaol porco, me rompet i boloc anche te, va a fat en culà!”

“Ta podet mia, i na squalifica al stadio…”

“Merda” “Te zo le ma” “Brut dio te spake il mus!!!”

Botte da orbi.

Sayd non capisce, Gualberto inizia a toccarsi il braccio destro.

Kevin li guarda: “Gnari, cazzo ve ne frega. Fanno così tutti le volte, tranquilli”

Di lì a poco gli Ultras si dividono, si abbracciano ed iniziano ad urlare “Il Brescia, Il Brescia, è solo degli Ultrà, fuori la politica dagli stadi, fuori la politica dagli stadi!”

Finalmente le due fazioni dei tifosi hanno raggiunto un accordo: gli striscioni razzisti e xenofobi non vengono portati in curva per evitare la squalifica dello stadio. Li lasciano nel vicino parco Castelli, appesi alla staccionata dello spazio giochi.

Sayd si ferma a leggerli: “SICILIANO-TUNISINO, MAFIOSO-TERRORISTA, CHE UN NUOVO TSUNAMI TI TOLGA DALLA MIA VISTA”

Kevin: “Cazzo te ne frega, vieni dentro, ho una sorpresa”

Entrati nello stadio, la partita è noiosa come tutte le partite del Brescia, ma gli ultras continuano ad urlare i loro cori megalomani.

Kevin chiama i suoi amici in un angolo e tira fuori dalla giacca una gigantesca bomba carta. Gualberto inizia a sudare e tremare, se la sta facendo sotto.

Sayd incuriosito gli chiede cosa ne vuole fare.

Kevin ride “la faccio esplodere!”

“Dove?”

“Qui!”

“Ma sei scemo, li fai cagare sotto e poi ci menano…”

“Cazzo ti frega!” e inizia ad appicciare le miccia con l’accendino.

“Non devi fare così, sei contro vento, non si accende di sicuro così”

“Cazzo ne sai tu di bombe”

Prova ancora un paio di volte ma non ne viene a capo. Intanto uno degli stuart da dentro il campo si accorge che qualcosa non va.

“Vaffanculo” urla Kevin, buttando la bomba carta inesplosa in un cestino

“Ma che fai, vieni qui che te la facci partire io”

Kevin va a sedere vicino a Gualberto che sta vomitando.

“Merda, mi viene da dar di stomaco anche a me se penso alla fatica che ho fatto a prepararla.”

Intanto Sayd ha recuperato la bomba e la accende

“Il marocchino ha una bomba, scappate, è un terrorista!!!!!!”

Booohhhhh

Sayd sorride contento, guarda Kevin con orgoglio. Un minuto dopo Kevin e Gualberto sono travolti dalla calca degli ultras urlanti che corrono verso Sayd per menarlo. Un attimo dopo il ragazzino é sopraffatto da una calca di invasati che lo pestano. Nel mezzo questi anche Kevin, istigato dal fratello Franco “Se vuoi bene alla tua città devi imparare ad difenderla dai terroristi, dagli extracomunitari e dagli omosessuali: devi lottare se vuoi continuare ad essere libero di venire a tifare il nostro grande Brescia!”.

La settimana successiva, dopo una breve degenza per contusioni all’ospedale Civile, Sayd è a casa, proprio in tempo per la riunione settimanale segreta che il padre tiene tutte le settimane in garage.

“Oggi vedremo di capire, con l’aiuto di Allah e grazie allo studio del sacro corano, gli errori commessi da Sayd nella sua azione da santo combattente della Jihad….” (continua)



Sono tra noi, sono come noi, sono come non vorremmo essere
27 Dicembre 2007, 6:41 am
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Sono tre amichetti, cresciuti nel nido aziendale dell’Om, ormai sono diventati grandicelli e frequentano scuole diverse. Il pomeriggio del sabato però non hanno perso l’abitudine di passarlo tutti assieme nell’oratorio del quartiere.
Kevin è figlio di un sindacalista di vecchia data, uno di quelli che in tanti anni di battaglie si è guadagnato il diritto di muoversi in bicicletta all’interno dell’OM; la passione di Kevin sono le bombe carta: ha imparato a farle grazie agli insegnamenti del fratello, ultrà del Brescia.
Sayd è egiziano, figlio di un operaio immigrato, è l’ultimo di sei fratelli, tutti impiegati in OM, è l’unico a non aver studiato in Egitto, è timido e riservato. Il padre lo manda all’oratorio per controllare i movimenti dei cristiani. La mattina della domenica tutta la famiglia la passa in garage a ripassare il piano per far saltare in aria l’OM, nel caso i Mullah chiamassero tutti i mussulmani alla jihad.
Gualberto, figlio di un manager del gruppo, frequenta una scuola privata nella quale si sente emarginato, non riesce a legare con i compagni per via del suo problemino: all’età di tre anni ha subito un trapianto di cuore che non gli permette di fare sforzi. La provenienza del cuore non è mai stata chiarita. In fabbrica gira la voce che il padre, per salvargli la vita, abbia speso un’enormità acquistando l’organo via internet. Nei momenti di stress, in cui l’attività cardiaca si incrementa, per rilassarsi mangia quantità impressionanti di riso basmati.