Archiviato in: Episodi 5-10 | Tag: giochi, gioco d'azzardo, racconti, raccontini, video-poker
Dopo che gli amici se ne sono andati, Kevin raccoglie il giubbotto e si avvia verso la porta, ma viene intercettato dal padre che senza togliere lo sguardo dal televisore chide:
“Kevin, dove cazzo vai a quest’ora?”
“Vado a giocare alle macchinette, cazzo”
“Cazzo dici che hai dieci anni, devi essere maggiorenne per giocare a soldi”
“Mamma è d’accordo con la Pina, che mi fa giocare lo stesso”
“Dalla Pina? Ma non è dove ha perso 350€ quel coglione di tuo fratello oggi”
“Si, cazzo, proprio lì”
“Se nessuno ha ancora vinto la macchinetta sarà piena come un uovo del cazzo”
“Penso di si”
“Tieni questi 50€…”
“Grazie pa’!”
“Grazie un cazzo, se vinci facciamo metà per uno, se perdi me li ridai”
Archiviato in: Episodi 5-10 | Tag: alessia marcuzzi, cattivi genitori, grande fratello, racconti, racconto, realty tv, tv, ultime notizie, youtube
“Cazzo fate davanti alla TV, sfigati…” nelle scelte lessicali c’era ceca intesa in casa di Kevin.
“Cazzo, papà, abbiamo dieci anni, cazzo vuoi che facciamo, guardiamo i Gormiti…”
“Grormiticazzocosa, brutto coglione, va in camera tua a leggere Gramsci, io alla tua età avevo già imparato a memoria il Manifesto di S.Karl fottuto Marx, ma che cazzo”
Kevin guardò Gualberto e Sayd e disse:
“Cazzo volete che vi dica, andiamo in camera mia a vedere youtube…”
“Cosa gli è accaduto” chiese Gualberto “non lo avevo mai visto tanto adirato…”
“Cazzo, ma che cazzo ne so: avevano lo sciopero per il contratto, si pensava dovesse andare per le lunghe, allora ha portato la bici che usa in Om a far riparare. Cazzo, la tengono via 3 giorni quegli inculati e lo sciopero è già finito… così quando è al lavoro deve andare da un reparto all’altro a piedi… cazzo, torna a casa stanco e fa tutte queste storie…. Cazzo, ma basta con il mio vecchio, ho trovato una roba troppo forte su youtube, figa, spaccano tutto…”
“Che casino che fate voi italiani… ma si è visto tutto in tv?” chiede Sayd
“Ad onor del vero non è passato quasi nulla, la Alessia Marcuzzi è stata molto brava durante la trasmissione e nonostante la gran tensione la trasmissione è filata via liscia…”
“Cazzo, ma l’hai visto davvero in diretta… minchia, i tuoi sono troppo fighi, ti fanno fare veramente il cazzo che vuoi…”
“Cosa vuol dire mutuo sociale, perché sono così incacchiati per la casa, vivono nei ruderi abbandonati con i clandestini?” chiede Sayd,
“Non è che vivono per strada, magari stanno con i genitori, ma per l’impossibilità di ottenere un mutuo da un sistema bancario amico solo dei più benestanti, non hanno la possibilità di avere una loro famiglia…”
“Cazzo dici, allora il mondo sarebbe pieno di gente che spacca tutto il Grande Fratello, ma non è così:
quei tipi lì sono quelli che si sono indebitati per fare il provino per il GF8, bustarelle, spese di viaggio, tangenti ecc., non sono stati presi e adesso spaccano tutto se non gli fanno un mutuo per avere un po’ di soldi…
“Cazzo che palle con sto storie, ve lo facevo vedere perché erano troppo arrabbiati, i romani sono troppo forti, quando si gioca Brescia-Roma sono sempre legne di brutto, troppo bello… guardate questo… è ancora meglio… dovremmo farlo anche no…”
“Ma Cazzo, brutto maroccchino di merda” – la madre i Kevin non aveva certo il senso delle buone maniere – “non ti avevo detto di smetterla di venire a casa mia a vendere la tua merda, e Franco dov’è? Kevin! ti sei messo a drogarti anche tu?!?!?!”
“Cazzo mamma, sono un bambino, cosa vuoi che mi droghi, e poi lui è Sayd, abbiamo fatto l’asilo assieme…”
“Cazzo ci fa qui? Questa casa non è un albergo dove la gente va e viene a suo piacimento, andate fuori dalle balle che devo pulire”
“E dove dovremmo andare, cazzo!”
“Lascia stare, devo rientrare, vado con i miei a vedere un film di marocchini francesi che mangiano cucus, una vera palla” era il rito del mercoldì, Gualberto e famiglia a fracassarsi le palle con i film d’autore.
“Anch’io devo andare, mio padre si è fissato con una riunione segreta straordinaria in garage…”
“Cazzo mamma, loro tornato a casa, io dove vado”
“Prenditi sti 5 euro e va a giocare alle macchinette”
“Te l’ho già detto che non mi fanno giocare perché sono minorenne”, Kevin scuote la testa…
“Ho già parlato con la Pina, le ho detto che giochi per me, vai da lei e le dici che ti manda MaMMà”
“Dalla Pina? Cazzo, ma puzza di piscio…”
“Non rompere, e ricordati, di quello che vinci facciamo a metà”
Quella sera, nel garage di Sayd tutta la famiglia era riunita, il padre di Sayd era pronto per una grande rivelazione:
“Finalmente ho trovato un gruppo di persone da contattare per preparare la nostra guerra santa, sono infedeli ma sono per la famiglia, per la vita, per le mogli a casa con i bambini, contro la droga ecc, insomma brave persone.
Li ho visti in TV manifestare contro quella trasmissione indegna, non hanno paura e sono molto risoluti. Dobbiamo contattarli, il loro gruppo si chiama FIAMMATRICOLORE…”
“Ma papà, quelli li menano la gente di colore” interviene Alì
“E allora, non siamo mica negri noi, siamo arabi egiziani, che centrano i negri con noi… visto che fai tante storie, Alì, hai tu il compito di contattarli”
“Ma io …”
“Tu cosa, credi di essere tanto diverso!!!”
(continua…)
Archiviato in: Episodi 1-4 | Tag: amore, brescia, crocifisso, gay pride, gaypride, giovani innamorati, orgoglio gay, racconti, racconto, sindaco, travestiti, Un sindaco per amico
Gualberto si innamora di Olivia, un tipo piuttosto carino e intraprendente. Però ci sono due però: punto primo, Gualberto è molto timido, non vuole ammetterlo, ma questo non gli permette di avvicinarla; secondo, Olivia all’anagrafe si chiama Oliviero e per quanto Kevin e Sayd cerchino di farglielo notare lui ogni volta li interrompe prima che la verità venga rivelata.
Olivia è sempre accompagnata da un’amica, una baby drugqueen, Leyla, una cicciona appariscente e schiamazzona.
Olivia si lamenta per come Leyla venga bistrattata dai compagni. Gualberto decide all’ora di organizzare il Gaypride a Brescia per far colpo su Olivia.
La cosa crea sgomento nella città, il sindaco decide di andare a chiedere consiglio al suo padre confessore il quale gli dice che no, non deve succedere, niente gaypride. A questo punto il sindaco si mette a singhiozzare, il padre confessore esce dalla cabina, lo prende per in braccio e inizia a consolarlo.
Il giorno dopo, sindaco, questore e prefetto dichiarano la città offlimits per la manifestazione.
A questo punto Kevin propone di raggiungere lo studio del sindaco attraverso il passaggio segreto usato da suo fratello ultras in una precedente azione dimostrativa (defecazio su scrivania) e attaccare un manifesto inneggiante l’orgoglio Gay.
Partono tutti e cinque: Gualberto, Kevin, Sayd, Olivia e Leyla. Mentre si adoperano all’affissione sentono dei rumori, si precipitano all’uscita, ma per la solita maldestrezza di Kevin, la bomba carta che doveva chiudere il passaggio esplode prima che Leyla possa passare.
Il sindaco entra e non la trova, è riuscita a nascondersi. Inconsapevole di essere ascoltato, il primo cittadino, inizia una telefonata in cui si sfoga con il suo confessore e lamenta il pero per l’omosessualità latente. A quel punto Leyla esce per aiutarlo a fare outing, ma il sindaco, vedendola, inizia ad urlare:
“Satana, vattene via!”
ed un attimo dopo afferra un gigantesco crocefisso e la ammazza conficcandoglielo nel cranio e dicendo:
“Sia fatta la tua volontà”
Suona il telefono
“Ah già, è vero, c’è la conferenza stampa di quei coglioni dei comunisti! Sì, lo so, fanno parte della coalizione, adesso arrivo”.
Un minuto dopo è al convegno dell’Arci provinciale ed inizia il discorso: “Cari compagni… perché qui ci si può ancora chiamare compagni, con orgoglio…” Applausi.
I giorni successivi i gay ed i travestiti vengono messi al bando, nessun uomo a Brescia può più vestirsi da donna. Anche le donne…
La domenica successiva Gualberto aspetta con ansia di rivedere Olivia, che non arriva, viene però avvicinato da un ragazzino che gli dice:
“Grazie per l’aiuto, brutto coglione, adesso non ho più la mia migliore amica e guarda come devo andare vestita…” e se ne va.
Gualberto sbigottito guarda i suoi amici, Sayd:
“Cosa ti aspettavi? Adesso è Oliviero”
Kevin: “Grazie a noi, non è più Olivia”.
Finalmente Gualberto capisce, tira fuori una ciotola ed inizia a mangiare riso alla cantonese con il cuore che batte ai mille all’ora.

Archiviato in: Episodi 1-4 | Tag: bersaglio mobile, clandestini, fucile, marocchini, racconti, racconto, tiro a segno
Tiro a segno
Il Cippa era un amico di vecchia data, l’avevano conosciuto qualche anno prima in oratorio.
Kevin, Sayd e Gualberto ci passavano il pomeriggio facendo finta di andare a catechismo, per loro era un modo per eludere la sorveglianza e riuscire a farsi qualche partitella a pallone.
Per il Cippa invece era un obbligo: soggiornava come ospite nell’adiacente struttura di accoglienza per ragazzi in affido.
La madre, figlia di un famoso giudice, nata e vissuta sul lago di Garda, si era innamorata in giovane età di un mezzo matto della bassa bresciana. Un po’ per sfida, un po’ per leggenda, era scappata con lui infischiandosene del parere della famiglia ed aveva avuto il Cippa.
Nel suo peregrinare tra un istituto e l’altro un periodo l’aveva passato anche in città, dove aveva conosciuto i nostri piccoli amici.
Fu amore a prima vista, i quattro erano inseparabili, fino al fatidico giorno in cui i giudici del tribunale minorile decisero di lasciarlo tornare a casa del padre, una cascina dispersa nelle amene campagne del ghedese dove funghi e licheni crescevano soavi sulla florida terra scavata per alloggiare le testate nucleari USA.
Ogni qual tanto Kevin, Sayd e Gualberto ottenevano il permesso di fargli visita ed insieme salivano di buon mattino sulla bestia blu, l’autobus della SAIA, per raggiungere il loro amichetto.
Per loro era una gran gioia poter passare una giornata intera immersi nel verde della campagna bresciana, tanto più che il padre del Cippa concedeva al figliolo ed agli amichetti piena libertà.
A dir la verità il Cippa godeva ogni giorno di piena libertà, comprese le notti, soprattutto le lunghe e frequenti notti in cui il padre se ne stava in giro con gli amici.
E’ in quelle ore passate in piena tranquillità che il Cippa riusciva a trovare la giusta concentrazione per realizzare i piccoli ordigni esplosivi che lo avevano reso tanto popolare in paese. Si perché essendo un po’ pauroso e temendo che i cani, lasciati appositamente senza cibo per giorni in modo che fossero più feroci, non riuscissero a dissuadere eventuali malintenzionati, aveva disseminato il giardino antistante la casa con bombe pronte ad esplodere.
Come si suol dire, aveva fatto di necessità virtù: era diventato talmente abile a costruire bombe con tubi da idraulico e polvere da sparo per cartucce, che ormai poteva confezionarne per ogni occasione, come quella che fece esplodere nella vecchia cascina in centro al paese, quella abbandonata, dove gli extracomunitari si erano istallati da abusivi, una lezione che non dimenticheranno, pensarono i più. Invece sti maledetti non se ne andarono! Pazienza, pazienza, la speranza è l’ultima a morire.
Alla fermata dell’autobus li aspettava il Cippa con la sua sgangherata vespa. Aveva mancante la leva della frizione.
“Cazzo, ma sei scemo a guidare così? Ti sanguina tutta la mano, quel filo te l’ha tagliata…”
Il Cippa guardò Kevin e sorrise: “Parli perché hai la bocca, il filo ha solo aperto la ferita che già c’era”
“Ma che schifo, come hai fatto a farti questa roba?”
“Ieri, mentre lavoravo, i cuccioli hanno iniziato a far caciara per mangiarsi il maiale.
Invece di guardare quello che facevo guardavo loro, ho fatto fare una scintilla al tappo sul tubo… la polvere è saltata”
Crack!!! Era il rumore delle bacchette per il riso che Gualberto aveva staccate una dall’altra, pronto a mangiarsi una confezione di “Fangbianmian”, gli spaghetti istantanei cinesi.

Arrivati in cascina, quello che li colpì fu il famoso maiale per cui i cuccioli facevano caciara:
si trattava di un maiale intero, un maiale vero e proprio, morto da qualche giorno di una malattia non meglio precisata, buttato in cortile perché i piccoli cagnolini si sfamassero.
“Finché non marcisce, almeno non devo stare a dargli da mangiare”
“Venite, ho inventato un gioco che è una bomba!”.
I tre amici si guardarono eccitati.
Kevin sperava da tempo gli regalasse una bomba da portare allo stadio, Sayd sperava di imparare qualcosa per far bella figura con il padre, ma Cippa era troppo geloso delle sue piccoline e non gliele aveva mai lasciate neanche toccare, Gualberto era proprio un pesce fuor d’acqua in quel contesto.
“Ma che avete capito? Un gioco molto divertente, non con le bombe, … che tre coglioni…”
Arrivati all’ultimo capannone dell’allevamento di maiali trovarono già preparato un fucile ad aria compressa, un tabellone ed un banco da tiro.
”Scusami Cippa, a me piace il tiro a segno, ma non vedo il bersaglio. Cosa ne facciamo dei fucili?” – chiese gentilmente Gualberto.
“Certo che non lo vedi: è un bersaglio in movimento, devi aspettare il momento giusto, vedrai che adesso passa” Così dicendo imbracciò il fucile e si mise in posizione pronto per sparare.
Di lì a qualche istante, dall’altra parte dello stabile passò un faticante, uno dei tanti che il padre chiamava a giornata senza assicurare, per lo più erano clandestini africani.
Boom! Immediatamente dopo il tizio si allontanava tenendosi una coscia urlando qualcosa in una lingua incomprensibile.
“Capito? Ci vuole precisione, pazienza e sangue freddo, anche perché adesso lo dice agli altri e vedrai come schizzeranno veloci quando passano di là.”
“Vai Gualberto, dicevi che ti piace, chi tiene il tempo? Un quarto d’ora per uno, chi vince gli regalo quello che vuole”
“Evvai!” urla Kevin
Gualberto proprio non ce la fa: 0 su 11
Kevin inizia bene, gli operai abituati a Gualberto all’inizio attraversano senza troppo preoccuparsi. Poi, pian piano Kevin va a segno, iniziano a filare come frecce.
“Merda, marocchini di merda, schizzano più veloci della merda quando hai la diarrea. Tocca a te Sayd” Kevin: 3 su 9
L’egiziano sembra un killer: con le gambe piantate, solido come una quercia e flessibile come una pianta di sambuco, si torce sui fianchi e, al minimo movimento, ne fredda uno dopo l’altro. Record da paura: 7 su 7.
E’ il momento del Cippa. Parte tranquillo, si vede che il gioco lo conosce. Nei primi cinque minuti 3 su 4, ne ha sbagliato uno, ma non se ne cura, c’è tempo per recuperare.
Purtroppo però i “bersagli” sono stanchi di fare i bersagli e avendo capito che anche questo non ne sbaglia, decidono di fare un giro più largo, dietro delle barricate improvvisate per la bisogna.
Passano altri cinque minuti e non un bersaglio.
Gualberto inizia a ridacchiare sotto i baffi.
Passano altri 3 minuti e non ne passano proprio. Sayd lo guarda contento: “Penso di prendermi un po’ delle tue bombe e poi le rivendo una a Kevin e l’altra a mio padre…”
Mancano 30 secondi, niente si muove, Kevin ride come un matto e dà dei cinque a Sayd.
Il Cippa ha un’espressione non proprio incoraggiante, i tre ridono ancora di più, a quel punto il Cippa si gira e con il fucile in bracciato:
Bang!
Sayd inizia ad urlare…
Bang!
e cerca di scappare…
Bang!
ma la raffica di colpi è velocissima…
Bang!
Non ride più nessuno….
Bang!
A questo punto è il Cippa a fare un sorrisetto divertito.
“Cazzo hai fatto?” chiede Kevin mentre uno mette giù il fucile e l’altro strappa con i denti brandelli di radice medica cinese per calmarsi.
“Ho vinto!”
“Cazzo dici hai vinto, hai impallinato Sayd!”
“Appunto, non dovevamo sparare ai marocchini? Gualberto 0, tu 3, Sayd 7, io 9”
Il giorno dopo, a casa di Sayd consueta riunione in Garage.
Argomento del giorno: Non è il fucile ad essere cattivo, ma il cattivo mussulmano che lo lascia nelle mani dell’infedele senza prima averlo trucidato.