I Bambini dell’OM


Episodio 3: CACCIA AL NEGRO CON MONTEPREMI
7 Gennaio 2008, 6:01 pm
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Tiro a segno

Il Cippa era un amico di vecchia data, l’avevano conosciuto qualche anno prima in oratorio.
Kevin, Sayd e Gualberto ci passavano il pomeriggio facendo finta di andare a catechismo, per loro era un modo per eludere la sorveglianza e riuscire a farsi qualche partitella a pallone.
Per il Cippa invece era un obbligo: soggiornava come ospite nell’adiacente struttura di accoglienza per ragazzi in affido.
La madre, figlia di un famoso giudice, nata e vissuta sul lago di Garda, si era innamorata in giovane età di un mezzo matto della bassa bresciana. Un po’ per sfida, un po’ per leggenda, era scappata con lui infischiandosene del parere della famiglia ed aveva avuto il Cippa.
Nel suo peregrinare tra un istituto e l’altro un periodo l’aveva passato anche in città, dove aveva conosciuto i nostri piccoli amici.
Fu amore a prima vista, i quattro erano inseparabili, fino al fatidico giorno in cui i giudici del tribunale minorile decisero di lasciarlo tornare a casa del padre, una cascina dispersa nelle amene campagne del ghedese dove funghi e licheni crescevano soavi sulla florida terra scavata per alloggiare le testate nucleari USA.

Ogni qual tanto Kevin, Sayd e Gualberto ottenevano il permesso di fargli visita ed insieme salivano di buon mattino sulla bestia blu, l’autobus della SAIA, per raggiungere il loro amichetto.
Per loro era una gran gioia poter passare una giornata intera immersi nel verde della campagna bresciana, tanto più che il padre del Cippa concedeva al figliolo ed agli amichetti piena libertà.
A dir la verità il Cippa godeva ogni giorno di piena libertà, comprese le notti, soprattutto le lunghe e frequenti notti in cui il padre se ne stava in giro con gli amici.
E’ in quelle ore passate in piena tranquillità che il Cippa riusciva a trovare la giusta concentrazione per realizzare i piccoli ordigni esplosivi che lo avevano reso tanto popolare in paese. Si perché essendo un po’ pauroso e temendo che i cani, lasciati appositamente senza cibo per giorni in modo che fossero più feroci, non riuscissero a dissuadere eventuali malintenzionati, aveva disseminato il giardino antistante la casa con bombe pronte ad esplodere.
Come si suol dire, aveva fatto di necessità virtù: era diventato talmente abile a costruire bombe con tubi da idraulico e polvere da sparo per cartucce, che ormai poteva confezionarne per ogni occasione, come quella che fece esplodere nella vecchia cascina in centro al paese, quella abbandonata, dove gli extracomunitari si erano istallati da abusivi, una lezione che non dimenticheranno, pensarono i più. Invece sti maledetti non se ne andarono! Pazienza, pazienza, la speranza è l’ultima a morire.

Alla fermata dell’autobus li aspettava il Cippa con la sua sgangherata vespa. Aveva mancante la leva della frizione.
“Cazzo, ma sei scemo a guidare così? Ti sanguina tutta la mano, quel filo te l’ha tagliata…”
Il Cippa guardò Kevin e sorrise: “Parli perché hai la bocca, il filo ha solo aperto la ferita che già c’era”
“Ma che schifo, come hai fatto a farti questa roba?”
“Ieri, mentre lavoravo, i cuccioli hanno iniziato a far caciara per mangiarsi il maiale.
Invece di guardare quello che facevo guardavo loro, ho fatto fare una scintilla al tappo sul tubo… la polvere è saltata”
Crack!!! Era il rumore delle bacchette per il riso che Gualberto aveva staccate una dall’altra, pronto a mangiarsi una confezione di “Fangbianmian”, gli spaghetti istantanei cinesi.

il cippa

Arrivati in cascina, quello che li colpì fu il famoso maiale per cui i cuccioli facevano caciara:
si trattava di un maiale intero, un maiale vero e proprio, morto da qualche giorno di una malattia non meglio precisata, buttato in cortile perché i piccoli cagnolini si sfamassero.
“Finché non marcisce, almeno non devo stare a dargli da mangiare”
“Venite, ho inventato un gioco che è una bomba!”.
I tre amici si guardarono eccitati.
Kevin sperava da tempo gli regalasse una bomba da portare allo stadio, Sayd sperava di imparare qualcosa per far bella figura con il padre, ma Cippa era troppo geloso delle sue piccoline e non gliele aveva mai lasciate neanche toccare, Gualberto era proprio un pesce fuor d’acqua in quel contesto.

“Ma che avete capito? Un gioco molto divertente, non con le bombe, … che tre coglioni…”

Arrivati all’ultimo capannone dell’allevamento di maiali trovarono già preparato un fucile ad aria compressa, un tabellone ed un banco da tiro.
”Scusami Cippa, a me piace il tiro a segno, ma non vedo il bersaglio. Cosa ne facciamo dei fucili?” – chiese gentilmente Gualberto.
“Certo che non lo vedi: è un bersaglio in movimento, devi aspettare il momento giusto, vedrai che adesso passa” Così dicendo imbracciò il fucile e si mise in posizione pronto per sparare.
Di lì a qualche istante, dall’altra parte dello stabile passò un faticante, uno dei tanti che il padre chiamava a giornata senza assicurare, per lo più erano clandestini africani.
Boom! Immediatamente dopo il tizio si allontanava tenendosi una coscia urlando qualcosa in una lingua incomprensibile.
“Capito? Ci vuole precisione, pazienza e sangue freddo, anche perché adesso lo dice agli altri e vedrai come schizzeranno veloci quando passano di là.”
“Vai Gualberto, dicevi che ti piace, chi tiene il tempo? Un quarto d’ora per uno, chi vince gli regalo quello che vuole”
“Evvai!” urla Kevin

Gualberto proprio non ce la fa: 0 su 11

Kevin inizia bene, gli operai abituati a Gualberto all’inizio attraversano senza troppo preoccuparsi. Poi, pian piano Kevin va a segno, iniziano a filare come frecce.
“Merda, marocchini di merda, schizzano più veloci della merda quando hai la diarrea. Tocca a te Sayd” Kevin: 3 su 9
L’egiziano sembra un killer: con le gambe piantate, solido come una quercia e flessibile come una pianta di sambuco, si torce sui fianchi e, al minimo movimento, ne fredda uno dopo l’altro. Record da paura: 7 su 7.

E’ il momento del Cippa. Parte tranquillo, si vede che il gioco lo conosce. Nei primi cinque minuti 3 su 4, ne ha sbagliato uno, ma non se ne cura, c’è tempo per recuperare.
Purtroppo però i “bersagli” sono stanchi di fare i bersagli e avendo capito che anche questo non ne sbaglia, decidono di fare un giro più largo, dietro delle barricate improvvisate per la bisogna.
Passano altri cinque minuti e non un bersaglio.
Gualberto inizia a ridacchiare sotto i baffi.
Passano altri 3 minuti e non ne passano proprio. Sayd lo guarda contento: “Penso di prendermi un po’ delle tue bombe e poi le rivendo una a Kevin e l’altra a mio padre…”
Mancano 30 secondi, niente si muove, Kevin ride come un matto e dà dei cinque a Sayd.
Il Cippa ha un’espressione non proprio incoraggiante, i tre ridono ancora di più, a quel punto il Cippa si gira e con il fucile in bracciato:

Bang!
Sayd inizia ad urlare…
Bang!
e cerca di scappare…
Bang!
ma la raffica di colpi è velocissima…
Bang!
Non ride più nessuno….
Bang!

A questo punto è il Cippa a fare un sorrisetto divertito.
“Cazzo hai fatto?” chiede Kevin mentre uno mette giù il fucile e l’altro strappa con i denti brandelli di radice medica cinese per calmarsi.
“Ho vinto!”
“Cazzo dici hai vinto, hai impallinato Sayd!”
“Appunto, non dovevamo sparare ai marocchini? Gualberto 0, tu 3, Sayd 7, io 9”

Il giorno dopo, a casa di Sayd consueta riunione in Garage.
Argomento del giorno: Non è il fucile ad essere cattivo, ma il cattivo mussulmano che lo lascia nelle mani dell’infedele senza prima averlo trucidato.


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