Archiviato in: Episodi 5-10 | Tag: fratelli, racconti, vicini rumorosi, xenofonbia
“Maricon! Maricon! Vieni qui dal tuo pulcino, sì, a succhiargli il cazzo – Maricon! bastardo… Urlava come un pazzo e lo si poteva sentire anche con le finestre chiuse. Tanto è vero che ci siamo alzati tutti”
Gualberto, ancora visibilmente scosso, raccontava quanto aveva sconquassato il suo tranquillo quartiere la notte precedente.
“Eravamo tutti alle finestre, papà, mamma, io, ma non solo, anche la signora del terzo piano, quella con un occhio di vetro, ed anche Amilcare, quello del piano di sopra, sentivo la sua gamba di legno battere sul parquet settecentesco del suo appartamento…”
“Ma che cazzo me ne strafrega di quel cazzone di Amilcare e del suo fottutissimo parquet, ci vuoi raccontare come è andata a finire? Con chi ce l’aveva e che fottutissimo cazzo di minchia di merda vuol dire Maricon“, proruppe Kevin interpretando in modo colorito il pensiero di chi stava ascoltando le divagazioni di Gualberto.
“Anch’io rimasi stupito dall’espressione e ne chiesi chiarimenti a mio padre, il quale, imbarazzato, balbettò che probabilmente era arabo essendo il ragazzo magrebino… ovviamente la spiegazione necessitava approfondimenti e in seguito ho scoperto in rete che significa gay in spagnolo, con un’accezione negativa, praticamente culattone, orecchione, finocchio ecc.”
“Praticamente un MAROCCHIONE!” disse Kevin ridendo, poi voltandosi verso Sayd “Che ne dici, ti piace, MAROCCHIONE, Marocchiono+ Orecchione=Marocchione, ahahahah! Ti piace o no? Ma che cazzo, sempre con questa faccia da cazzo, ma ridi un po’, fa ridere, MAROCCHIONE!”
“E come è andata a finire?” chiese Sayd nella speranza che Kevin la finisse
“Come sempre…” si intromise Kevin “Con il lieto fine: a prendersela nel culo è stato il MAROCCHIONE! ahahahahahah!”
Sayd lo fulminò con lo sguardo.
“Che cazzo, non si può proprio ridere…”
“Alla fine è sceso per strada Ciano, lo skinhead che abita di fronte, quello con le tendine con la croce uncinata…”
“Quello che il venerdì santo va a pisciare sulle tombe degli ebrei”
“Sì, quel pazzoide, ad un certo punto apre la porta alla velocità della luce e si scaraventa fuori con una mazza da baseball, il magrebino schizza via come un fulmine e a mala pena riesce a schivare la mazza che Ciano gli scaglia addosso nella corsa”
“Cazzo figata!” dice Kevin
“Quando Ciano ha fatto per rientrare in casa, tutti i vicini si sono messi ad applaudire”
“Minchia, tutti proprio?”
“A dire il vero mancava soltanto il Dott. XXXX, il pediatra da cui andavo sino a due anni fa. Tutti pensano che ce l’avesse con lui il marocchione“.
Sayd storce il naso: “Non mi piace un gran che quel termine…”
Kevin: “Cazzo te ne frega, sei egiziano, mamma mia, sarebbe come se me la dovessi prendere perchè qualcuno tira per il culo un tedesco!”
Sayd: “Mi dà fastidio, è razzista, comunque adesso devo andare, è arrivato mio fratello. Ciao”
Kevin: “Cazzo, ciao, ci vediamo”
Gualberto: “Stammi bene”
Appena si allontana Gualberto lo segue con lo sguardo fino a quando lo vede raggiungere il fratello.
Gualberto: “Kevin, io non l’avevo mai visto il fratello di Sayd, come si chiama?” Chiede prendendo dalle tasche uno snack di frutta secca.
“Cazzo ne so, è la prima volta che lo vedo. E’ venuto a prendere Sayd perché vuole che lo accompagni da quei minorati della Fiamma Tricolore, qui dietro, al parchetto dei tre pini, per via di una fissazione del padre…”
“Non credo sia una buona idea… ai tre pini è dove spaccia il Ciano”
“E allora? Ci andiamo sempre a giocare a pallone e non ha mai rotto il cazzo…”
“Sì, ma il fratello di Sayd è il marocchione di ieri sera…”
“Oh porca merda del cazzo, perché non l’hai detto prima”
Kevin e Gualberto si precipitarono a gambe levate al parchetto dei tre pini per avvertire l’amico, inconsapevoli che proprio in quel parchetto il Ciano aveva riunito tutti i facinorosi xenofobi della città per organizzare una rappresaglia contro i marocchioni.
Non erano ancora arrivati che incrociarono il fratello di Sayd: se la squagliava a gambe levate. Anche questa volta se l’era filata per un soffio. Non così Sayd. Kevin e Gualberto corsero per dargli una mano, ma erano in troppi a menarlo. Sarebbe stato inutile. Ma non era questo il peggio: tra i picchiatori anche alcuni ultrà, tra cui il fratello di Kevin, Franco:
“E bravo fratellino del cazzo, vieni qui anche tu a difendere la città dall’invasione di questi barbari marocchioni di merda!!!”
Kevin non ebbe scelta.
Quando Sayd si svegliò era su di un comodo lettino da ambulatorio, i colori pastello lo rassicuravano. Era proprio famigliare quell’ambiente, anche troppo. Sul mobile, quasi nascosta, la foto di suo Fratello…
Quando la porta si aprì, entrò un ometto piccolo, calvo: “Non ti preoccupare, ti rimettiamo in sesto in men che non si dica, piccolo pulcino…”