Archiviato in: Episodi 1-4 | Tag: amore, brescia, crocifisso, gay pride, gaypride, giovani innamorati, orgoglio gay, racconti, racconto, sindaco, travestiti, Un sindaco per amico
Gualberto si innamora di Olivia, un tipo piuttosto carino e intraprendente. Però ci sono due però: punto primo, Gualberto è molto timido, non vuole ammetterlo, ma questo non gli permette di avvicinarla; secondo, Olivia all’anagrafe si chiama Oliviero e per quanto Kevin e Sayd cerchino di farglielo notare lui ogni volta li interrompe prima che la verità venga rivelata.
Olivia è sempre accompagnata da un’amica, una baby drugqueen, Leyla, una cicciona appariscente e schiamazzona.
Olivia si lamenta per come Leyla venga bistrattata dai compagni. Gualberto decide all’ora di organizzare il Gaypride a Brescia per far colpo su Olivia.
La cosa crea sgomento nella città, il sindaco decide di andare a chiedere consiglio al suo padre confessore il quale gli dice che no, non deve succedere, niente gaypride. A questo punto il sindaco si mette a singhiozzare, il padre confessore esce dalla cabina, lo prende per in braccio e inizia a consolarlo.
Il giorno dopo, sindaco, questore e prefetto dichiarano la città offlimits per la manifestazione.
A questo punto Kevin propone di raggiungere lo studio del sindaco attraverso il passaggio segreto usato da suo fratello ultras in una precedente azione dimostrativa (defecazio su scrivania) e attaccare un manifesto inneggiante l’orgoglio Gay.
Partono tutti e cinque: Gualberto, Kevin, Sayd, Olivia e Leyla. Mentre si adoperano all’affissione sentono dei rumori, si precipitano all’uscita, ma per la solita maldestrezza di Kevin, la bomba carta che doveva chiudere il passaggio esplode prima che Leyla possa passare.
Il sindaco entra e non la trova, è riuscita a nascondersi. Inconsapevole di essere ascoltato, il primo cittadino, inizia una telefonata in cui si sfoga con il suo confessore e lamenta il pero per l’omosessualità latente. A quel punto Leyla esce per aiutarlo a fare outing, ma il sindaco, vedendola, inizia ad urlare:
“Satana, vattene via!”
ed un attimo dopo afferra un gigantesco crocefisso e la ammazza conficcandoglielo nel cranio e dicendo:
“Sia fatta la tua volontà”
Suona il telefono
“Ah già, è vero, c’è la conferenza stampa di quei coglioni dei comunisti! Sì, lo so, fanno parte della coalizione, adesso arrivo”.
Un minuto dopo è al convegno dell’Arci provinciale ed inizia il discorso: “Cari compagni… perché qui ci si può ancora chiamare compagni, con orgoglio…” Applausi.
I giorni successivi i gay ed i travestiti vengono messi al bando, nessun uomo a Brescia può più vestirsi da donna. Anche le donne…
La domenica successiva Gualberto aspetta con ansia di rivedere Olivia, che non arriva, viene però avvicinato da un ragazzino che gli dice:
“Grazie per l’aiuto, brutto coglione, adesso non ho più la mia migliore amica e guarda come devo andare vestita…” e se ne va.
Gualberto sbigottito guarda i suoi amici, Sayd:
“Cosa ti aspettavi? Adesso è Oliviero”
Kevin: “Grazie a noi, non è più Olivia”.
Finalmente Gualberto capisce, tira fuori una ciotola ed inizia a mangiare riso alla cantonese con il cuore che batte ai mille all’ora.

Archiviato in: Episodi 1-4 | Tag: bersaglio mobile, clandestini, fucile, marocchini, racconti, racconto, tiro a segno
Tiro a segno
Il Cippa era un amico di vecchia data, l’avevano conosciuto qualche anno prima in oratorio.
Kevin, Sayd e Gualberto ci passavano il pomeriggio facendo finta di andare a catechismo, per loro era un modo per eludere la sorveglianza e riuscire a farsi qualche partitella a pallone.
Per il Cippa invece era un obbligo: soggiornava come ospite nell’adiacente struttura di accoglienza per ragazzi in affido.
La madre, figlia di un famoso giudice, nata e vissuta sul lago di Garda, si era innamorata in giovane età di un mezzo matto della bassa bresciana. Un po’ per sfida, un po’ per leggenda, era scappata con lui infischiandosene del parere della famiglia ed aveva avuto il Cippa.
Nel suo peregrinare tra un istituto e l’altro un periodo l’aveva passato anche in città, dove aveva conosciuto i nostri piccoli amici.
Fu amore a prima vista, i quattro erano inseparabili, fino al fatidico giorno in cui i giudici del tribunale minorile decisero di lasciarlo tornare a casa del padre, una cascina dispersa nelle amene campagne del ghedese dove funghi e licheni crescevano soavi sulla florida terra scavata per alloggiare le testate nucleari USA.
Ogni qual tanto Kevin, Sayd e Gualberto ottenevano il permesso di fargli visita ed insieme salivano di buon mattino sulla bestia blu, l’autobus della SAIA, per raggiungere il loro amichetto.
Per loro era una gran gioia poter passare una giornata intera immersi nel verde della campagna bresciana, tanto più che il padre del Cippa concedeva al figliolo ed agli amichetti piena libertà.
A dir la verità il Cippa godeva ogni giorno di piena libertà, comprese le notti, soprattutto le lunghe e frequenti notti in cui il padre se ne stava in giro con gli amici.
E’ in quelle ore passate in piena tranquillità che il Cippa riusciva a trovare la giusta concentrazione per realizzare i piccoli ordigni esplosivi che lo avevano reso tanto popolare in paese. Si perché essendo un po’ pauroso e temendo che i cani, lasciati appositamente senza cibo per giorni in modo che fossero più feroci, non riuscissero a dissuadere eventuali malintenzionati, aveva disseminato il giardino antistante la casa con bombe pronte ad esplodere.
Come si suol dire, aveva fatto di necessità virtù: era diventato talmente abile a costruire bombe con tubi da idraulico e polvere da sparo per cartucce, che ormai poteva confezionarne per ogni occasione, come quella che fece esplodere nella vecchia cascina in centro al paese, quella abbandonata, dove gli extracomunitari si erano istallati da abusivi, una lezione che non dimenticheranno, pensarono i più. Invece sti maledetti non se ne andarono! Pazienza, pazienza, la speranza è l’ultima a morire.
Alla fermata dell’autobus li aspettava il Cippa con la sua sgangherata vespa. Aveva mancante la leva della frizione.
“Cazzo, ma sei scemo a guidare così? Ti sanguina tutta la mano, quel filo te l’ha tagliata…”
Il Cippa guardò Kevin e sorrise: “Parli perché hai la bocca, il filo ha solo aperto la ferita che già c’era”
“Ma che schifo, come hai fatto a farti questa roba?”
“Ieri, mentre lavoravo, i cuccioli hanno iniziato a far caciara per mangiarsi il maiale.
Invece di guardare quello che facevo guardavo loro, ho fatto fare una scintilla al tappo sul tubo… la polvere è saltata”
Crack!!! Era il rumore delle bacchette per il riso che Gualberto aveva staccate una dall’altra, pronto a mangiarsi una confezione di “Fangbianmian”, gli spaghetti istantanei cinesi.

Arrivati in cascina, quello che li colpì fu il famoso maiale per cui i cuccioli facevano caciara:
si trattava di un maiale intero, un maiale vero e proprio, morto da qualche giorno di una malattia non meglio precisata, buttato in cortile perché i piccoli cagnolini si sfamassero.
“Finché non marcisce, almeno non devo stare a dargli da mangiare”
“Venite, ho inventato un gioco che è una bomba!”.
I tre amici si guardarono eccitati.
Kevin sperava da tempo gli regalasse una bomba da portare allo stadio, Sayd sperava di imparare qualcosa per far bella figura con il padre, ma Cippa era troppo geloso delle sue piccoline e non gliele aveva mai lasciate neanche toccare, Gualberto era proprio un pesce fuor d’acqua in quel contesto.
“Ma che avete capito? Un gioco molto divertente, non con le bombe, … che tre coglioni…”
Arrivati all’ultimo capannone dell’allevamento di maiali trovarono già preparato un fucile ad aria compressa, un tabellone ed un banco da tiro.
”Scusami Cippa, a me piace il tiro a segno, ma non vedo il bersaglio. Cosa ne facciamo dei fucili?” – chiese gentilmente Gualberto.
“Certo che non lo vedi: è un bersaglio in movimento, devi aspettare il momento giusto, vedrai che adesso passa” Così dicendo imbracciò il fucile e si mise in posizione pronto per sparare.
Di lì a qualche istante, dall’altra parte dello stabile passò un faticante, uno dei tanti che il padre chiamava a giornata senza assicurare, per lo più erano clandestini africani.
Boom! Immediatamente dopo il tizio si allontanava tenendosi una coscia urlando qualcosa in una lingua incomprensibile.
“Capito? Ci vuole precisione, pazienza e sangue freddo, anche perché adesso lo dice agli altri e vedrai come schizzeranno veloci quando passano di là.”
“Vai Gualberto, dicevi che ti piace, chi tiene il tempo? Un quarto d’ora per uno, chi vince gli regalo quello che vuole”
“Evvai!” urla Kevin
Gualberto proprio non ce la fa: 0 su 11
Kevin inizia bene, gli operai abituati a Gualberto all’inizio attraversano senza troppo preoccuparsi. Poi, pian piano Kevin va a segno, iniziano a filare come frecce.
“Merda, marocchini di merda, schizzano più veloci della merda quando hai la diarrea. Tocca a te Sayd” Kevin: 3 su 9
L’egiziano sembra un killer: con le gambe piantate, solido come una quercia e flessibile come una pianta di sambuco, si torce sui fianchi e, al minimo movimento, ne fredda uno dopo l’altro. Record da paura: 7 su 7.
E’ il momento del Cippa. Parte tranquillo, si vede che il gioco lo conosce. Nei primi cinque minuti 3 su 4, ne ha sbagliato uno, ma non se ne cura, c’è tempo per recuperare.
Purtroppo però i “bersagli” sono stanchi di fare i bersagli e avendo capito che anche questo non ne sbaglia, decidono di fare un giro più largo, dietro delle barricate improvvisate per la bisogna.
Passano altri cinque minuti e non un bersaglio.
Gualberto inizia a ridacchiare sotto i baffi.
Passano altri 3 minuti e non ne passano proprio. Sayd lo guarda contento: “Penso di prendermi un po’ delle tue bombe e poi le rivendo una a Kevin e l’altra a mio padre…”
Mancano 30 secondi, niente si muove, Kevin ride come un matto e dà dei cinque a Sayd.
Il Cippa ha un’espressione non proprio incoraggiante, i tre ridono ancora di più, a quel punto il Cippa si gira e con il fucile in bracciato:
Bang!
Sayd inizia ad urlare…
Bang!
e cerca di scappare…
Bang!
ma la raffica di colpi è velocissima…
Bang!
Non ride più nessuno….
Bang!
A questo punto è il Cippa a fare un sorrisetto divertito.
“Cazzo hai fatto?” chiede Kevin mentre uno mette giù il fucile e l’altro strappa con i denti brandelli di radice medica cinese per calmarsi.
“Ho vinto!”
“Cazzo dici hai vinto, hai impallinato Sayd!”
“Appunto, non dovevamo sparare ai marocchini? Gualberto 0, tu 3, Sayd 7, io 9”
Il giorno dopo, a casa di Sayd consueta riunione in Garage.
Argomento del giorno: Non è il fucile ad essere cattivo, ma il cattivo mussulmano che lo lascia nelle mani dell’infedele senza prima averlo trucidato.
Archiviato in: Episodi 1-4 | Tag: masturbazione, oratorio, primi passi verso l'amore, racconti, racconto
Gualberto è innamorato, passa tutto il pomeriggio sul muretto del campo da volley ad osservare la Mariantonietta, una ragazzina di un anno più grande di lui. Passa tutti i pomeriggi lì, sul muretto, nel mezzo del cortile dell’oratorio, nonostante Mariantonietta abbia già mandato un paio di volte il suo ragazzo, Rocco, calabrese e boxer in erba, a pesarlo un po’. Ma non è servito; Gualberto ne è proprio pazzo, ma non sa come fare.
Questo lo innervosisce tanto da passare quel che rimane della giornata a mangiare ciotole di riso: in due settimane ha già preso 3kg, sembra una palla di lardo.
“Se continua così, col cazzolino che lei se lo incula!” sbotta Kevin,
“Non capisco cosa intendi dire con ‘cazzolino’, però hai ragione, se continua a ingrassare così non se lo incula più nemmeno un cammello del deserto”
E’ a questo punto che Sayd e Kevin decidono di chiedere consiglio a Egidio e la Lara.
Partono spediti verso l’ufficio dell’ascolto e del perdon di Dio dove i due animatori si ritrovano tutti i giorni per la programmazione delle attività in oratorio. Quando Kevin e Sayd entrano, li sorprendono mentre stanno facendo delle cosacce.
“Per tutti i santi del paradiso, non si bussa? Ma che creanze, uscite e ricominciate da capo”
Dopo essersi rivestiti, i due adolescenti intrattengono Sayd e Kevin spiegando loro il concetto dell’amore, dio e tutti i santi.
Il giorno dopo Sayd e Kevin spingono Gualberto a farsi avanti con la sua bella.
“Invitala a spiare quei due cazzoni, dai, è una figata!”.
Lei accetta subito: la scena è raccapricciante, i due si ritrovano tutti i pomeriggi a fare del petting spintissimo recitando il cantico dei cantici.
La ragazzina presissima stampa in bocca un bacio a Sayd, Gualberto tira fuori una ciotola di riso, Kevin dopo poco fa esplodere una bomba carta e aspetta con una macchinetta digitale l’uscita dei due apostoli dell’amore cristiano a mutande calate.
Sempre sia lodato.
Archiviato in: Episodi 1-4 | Tag: bomba carta, cori da stadio, parco castelli, racconti, racconto, terrorismo, terrorista, ultras
Il sabato, appena dopo pranzo, si ritrovano tutti a casa di Kevin, per andare allo stadio. Sono ancora troppo piccoli per andare da soli, li porta Franco, il fratello di Kevin, capo Ultras. Gli girano le palle a farlo, ha altre cose da fare quando è allo stadio, ma suo padre vuole così, dice che deve essere d’esempio: il figlio di un sindacalista che coinvolge in attività ricreative il figlio di un dirigente e figli di un fratello immigrato.
Kevin è contento: quando erano solo Franco e lui ad andare allo stadio, Franco non lo mollava un momento e gli toccava fargli da aiutante con bandiere, tamburi e mille altre storie.
Da quando ci sono anche Sayd e Gualberto, appena arrivati in curva Franco li molla e finché la partita non è finita non li guarda neppure.
Si gioca Brescia- Messina.
“Porca puttana. Le partite contro i terroni sono sempre belle, ma anche brutte – Kevin – gli puoi dire di tutto, perché sono terroni; gli insulti ti vengono dal cuore e la fantasia può spaziare, però la sfiga è che di solito vengono in pochi e la curva avversaria è vuote. Finisce che non capita mai niente, niente scontri”
Fuori dallo stadio intanto c’è fermento tra gli ultras. Franco si precipita, è già nel mezzo, volano bandiere e bandierate, si stanno già pestando, tra tifosi del Brescia. Sayd non capisce niente di cosa viene detto.
“Chei terù de merda con chel che i ma costa, diaol porco, me rompet i boloc anche te, va a fat en culà!”
“Ta podet mia, i na squalifica al stadio…”
“Merda” “Te zo le ma” “Brut dio te spake il mus!!!”
Botte da orbi.
Sayd non capisce, Gualberto inizia a toccarsi il braccio destro.
Kevin li guarda: “Gnari, cazzo ve ne frega. Fanno così tutti le volte, tranquilli”
Di lì a poco gli Ultras si dividono, si abbracciano ed iniziano ad urlare “Il Brescia, Il Brescia, è solo degli Ultrà, fuori la politica dagli stadi, fuori la politica dagli stadi!”
Finalmente le due fazioni dei tifosi hanno raggiunto un accordo: gli striscioni razzisti e xenofobi non vengono portati in curva per evitare la squalifica dello stadio. Li lasciano nel vicino parco Castelli, appesi alla staccionata dello spazio giochi.
Sayd si ferma a leggerli: “SICILIANO-TUNISINO, MAFIOSO-TERRORISTA, CHE UN NUOVO TSUNAMI TI TOLGA DALLA MIA VISTA”
Kevin: “Cazzo te ne frega, vieni dentro, ho una sorpresa”
Entrati nello stadio, la partita è noiosa come tutte le partite del Brescia, ma gli ultras continuano ad urlare i loro cori megalomani.
Kevin chiama i suoi amici in un angolo e tira fuori dalla giacca una gigantesca bomba carta. Gualberto inizia a sudare e tremare, se la sta facendo sotto.
Sayd incuriosito gli chiede cosa ne vuole fare.
Kevin ride “la faccio esplodere!”
“Dove?”
“Qui!”
“Ma sei scemo, li fai cagare sotto e poi ci menano…”
“Cazzo ti frega!” e inizia ad appicciare le miccia con l’accendino.
“Non devi fare così, sei contro vento, non si accende di sicuro così”
“Cazzo ne sai tu di bombe”
Prova ancora un paio di volte ma non ne viene a capo. Intanto uno degli stuart da dentro il campo si accorge che qualcosa non va.
“Vaffanculo” urla Kevin, buttando la bomba carta inesplosa in un cestino
“Ma che fai, vieni qui che te la facci partire io”
Kevin va a sedere vicino a Gualberto che sta vomitando.
“Merda, mi viene da dar di stomaco anche a me se penso alla fatica che ho fatto a prepararla.”
Intanto Sayd ha recuperato la bomba e la accende
“Il marocchino ha una bomba, scappate, è un terrorista!!!!!!”
Booohhhhh
Sayd sorride contento, guarda Kevin con orgoglio. Un minuto dopo Kevin e Gualberto sono travolti dalla calca degli ultras urlanti che corrono verso Sayd per menarlo. Un attimo dopo il ragazzino é sopraffatto da una calca di invasati che lo pestano. Nel mezzo questi anche Kevin, istigato dal fratello Franco “Se vuoi bene alla tua città devi imparare ad difenderla dai terroristi, dagli extracomunitari e dagli omosessuali: devi lottare se vuoi continuare ad essere libero di venire a tifare il nostro grande Brescia!”.
La settimana successiva, dopo una breve degenza per contusioni all’ospedale Civile, Sayd è a casa, proprio in tempo per la riunione settimanale segreta che il padre tiene tutte le settimane in garage.
“Oggi vedremo di capire, con l’aiuto di Allah e grazie allo studio del sacro corano, gli errori commessi da Sayd nella sua azione da santo combattente della Jihad….” (continua)